Brillante carriera di un'avvelenatrice

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la bianca

Strega buona degli Appalachi
fa che io ami corvi e bianchissime le tormente,
fa che io ti maledica
per platonico esercizio e di ombre irochesi.

Strega buona degli Appalachi
fa che bruci ogni falena
fa che bruci ogni gemello,
e io resti sola col tuo santo maiale.

Strega buona degli Appalachi
fa che nulla mi appartenga
fa che le morti siano indolori,
fa che non sappia la poesia

e tutto il resto mi sia un idiota.


Via nascondi tutto il senso che c'è,
non lasciarmene un pezzetto,
non lasciarmene un solo pezzetto,

via nascondi tutto il senso che c'è,
ingoialo, dittelo, inciampatelo dentro,
incastratelo tra i piedi, e che tutto sia ben fatto.

Lasciami una neve fredda che non m'è mai piaciuta
lasciami una bacca velenosa che mi rammenti che è velenosa
lasciami le molte ossa,
a redigere sbilenche
culle e tane.

Domenica, quando è già lunedì

mi fanno male gli occhi, il mio letto è una palude picchettata da vogliàmi di vocaboli e grammofoni in affitto. Ciclica ruoto la testa quel poco che basta per somigliare ad un ventilatore programmato, inchiodata come una lady stupida in manette, e altrettanta palude è il gineceo inaccessibile tutt'attorno al letto. I soliti insetti mandano avanti i loro figli, a farsi burla di questa mezzobusto: smorfio il volto e divarico la bocca confidando in tecniche di spavento, che funzionino come allo specchio, quando non lo faccio apposta e in questo vuoto che è orale vedo un gorgo più tetro di quanto ricordassi.

glossolalia glossolalia

Caro Amorechenonseitu,

                       da quando sei partito per la Francia ho lasciato le tue medicine nel frigo. La casa senza di te è più spaziosa ma in fin dei conti mi fa compagnia il cane nero, che ho scoperto essere il mio genio ortopedico e senza equivoci.

Il cestino è ancora benedetto dall'ultima volta e ti scrivo la mia altra coscia, quella un po' monda, mentre annuso una saponetta nuova ancora incartata. Fuori è già buio e non avrei nulla da dirti se tu fossi qui ma siccome mi fai scherzi idioti comparendo a sorpresa nel bagno e finisce sempre che ti scambio per un pazzo psicopatico, scusami, ho dovuto farlo.. ti ho lasciato al supermercato. A quelli che al fondo delle casse raccolgono viveri per il Perù, mimetizzato tra una scatola di piselli ed una scatola di piselli. D'altra parte hai sempre saputo che non ho molto spirito..

Dice la bambina:tutto il senso che c'è sta nella marmellata. Io la ascolto e preparo le stoviglie, ma poi mi viene sonno perchè tu non torni e mi dico che ho già dormito abbastanza, e allora scrivo qualche stupidaggine come quella della ragazza che diventa uccello. Era entrata in un discount per cosmetici che da quando l'avevano aperto non c'era mai stata, era andata negli altri due della città: stessa ditta, diversa sede, diverse commesse. Questa volta un rossetto se lo sarebbe comprato, consapevole dell'ardua scelta per la nounce che tanto l'aveva fatta indugiare nei precedenti. Entra e una delle due commesse è la strega di biancaneve, versione 2.0 modello innocence of ice. La conosce, è una strega finta, di quelle che non può guardare negli occhi perchè è stata proprio lei a farla diventare "sdrega", come dicono le nonne del centro-sud. Ricorda benissimo cosa le ha fatto più di dieci anni prima, potrebbe fare un giro di figura tra le file e presto uscire con lo sguardo basso, potrebbe finalmente andare dalla strega e dirle - guarda mi dispiace non ho pensato ho sbagliato - oppure starsene lì ad evitare il suo sguardo finchè non trovasse un colore plausibile impiastricciandosi tutta la mano sinistra con i tester. Se hai bisogno di qualcosa chiedi pure – dice l'altra commessa molto gentilmente – e la ragazza ringrazia come se a questa le avesse ucciso la sorella, pensa che presto la strega spergerà l'onta sul suo viso confidandosi con la collega e non contempla minimamente che la strega di biancaneve sia una donna riservata o che non gliene possa più fregare di meno. Finalmente esce, le hanno anche dato un astuccio in omaggio e non è neppure brutto, lo potrà sostituire a quello in oscena plastica trasparente che le ha donato con tanto affetto il bibliotecario elfo che crede nelle buone vecchie rime per i buoni vecchi sentimenti. Va nel bagno della biblioteca civica, così può provarsi il rossetto davanti allo specchio, non c'è quasi luce, non importa. Entra in sala lettura con il giornale di poesia, lo sfoglia pensando che non ha trovato un titolo per il suo racconto, l'unico più lungo di tre cartelle che abbia mai iniziato e anche finito. Non ha troppa attenzione per il giornale che da tempo la delude ma incappa nei versi di Elisa Biagini e sì: è un sì. Si segna il nome e pensa che la poesia per lei è quella che le fa venire voglia di scriverla. Torna a casa e si mette al computer, non scrive quasi più sulla carta. Si specchia per guardarsi le labbra colorate sotto una diversa luce, ma la luce va e viene, quella naturale, e non c'è un temporale, forse è colpa del rossetto: la sdrega potrebbe averle fatto un maleficio. C'è da dire che biancaneve è morta da un pezzo, per fortuna, ma la strega è stata ingaggiata per nuovi ruoli sempre più o meno uguali. E insomma la ragazza diventa un uccello e non può più cantare, dà un titolo brutto e scontato al suo racconto, lo registra all'anagrafe affibiandogli in automatico un futuro fallimentare e si fa scattare una foto nel giardino che affianca l'ufficio a ricordo di quel suo mortifero debutto in siae.




glossolalia glossolalia

ho pesato la mia bocca:

al kilo senza sangue

faceva tanto di più,

l'ho portata dal santone

ma non sembra più lei,

l'ho portata dal dottore

ma la voleva tagliare,

glossolalia glossolalia

non sono sicura

ma rendemi mia.

Venerdì

[...] a volte vedo più vermi che parole, altre volte esse hanno una ragione come d'harem o di acquario. Non lo so se è tanto bello ma se mi trasformo in uccello, non posso più cantare. Vedrai.



aneddoto di un gustavo pavimento



Planò attraverso la finestra come un'astronave di nome Pettirosso morto e disse: "Nella prossima vita sarai una fabbrica di dolciumi, avrai fianchi prosperosi alla Gradisca, facondi meccanismi ed imbuti giganti. Sarai felice."

La ragazza dal disgraziato nome di "Roulette", partorita sul tavolo da gioco e rimasta orfana dal  secondo giorno di vita, rifiutò il suo destino e perse tutto: diventò un angelo verdognolo con un numero retrattile di protuberanze ed una quantità sconfinata di lingue.

Si erano scambiate per lo più parole con la ci e con la elle.

Giovedì

Oggi sono brutta come una vecchia che ha aspettato tutta la vita truccata troppo.
Raccolgo le monetine di cioccolata al titanio seguendo un percorso da gallina che becca per l'aia, poi alzo la gobba finta ed il mondo, per il tempo di cinque righe, è carta che fa per stirarsi senza audio dopo averla tenuta in pugno. Lo stupore a vedere chi passa per la strada tradisce una speranza a cui non si addicono nè ira nè gioia, come se qualcuno di importante potesse arrivare, e allora frettolosamente si nascondano tutti i festoni di benvenuto con gli scheletri e i tubini rosa nell'armadio.
Oggi sono al termine della giostra come una bambina che ha sbranato tutte le guance di chi la amava per impiantarvi il senso dell'amore ed il senso del piacere: il primo con un simil mercurio in capillare che lei potesse adocchiare ogni volta che ne sentisse il bisogno, il secondo con un rubinetto che solo lei poteva aprire e dal quale uscivano liquami e linfe sempre nuovi e sempre uguali. A volte posava il bicchire sotto finchè non traboccava, allora si placava, per qualche attimo. Il tempo di capire che quell'arcobaleno all'angolo del soffitto non era un arcobaleno ma solo il riflesso della luce da un cd vergine alla parete.

MINI ANIMAL VERSI DEL RITARDO

Sabato 5 agosto - Pedalare su una bicicletta quasi mia, arrugginita ma funzionante, percorrere il medesimo tratto variandolo come una poesiuncola a tema. Il primo sguardo è per il gatto randagio semiadottato dal palazzo più brutto del quartiere, manca da giorni. Ti sale subito in braccio senza eleganza, con la fame affannata che non ha tempo per le moine, gli artigli ti si inficcano sulle cosce senza che lui lo voglia, sono sempre lì, tesi fuori dalle zampine, poi te ne vai.
Il ponte. Un poco rumoroso patto di fiducia tra te e quello che immagini sarebbe la città sott'acqua e la tua vita stile snorkies che , tra parentesi, sembra non piacciano a nessuno tranne che a te. Da quando l'hanno riasfaltato con quel catrame rosso tappeto antico apparentemente morbido come un materasso o un qualche pavimento da giostra si può immaginare di finire chissà in quale bocca sdentucchiata di orco, poi arrivi di là. I lampioni tondissimi sfregolano tutti prima di accendersi, tu sai che non è vero, sai che sono solo lampioni e che non sfregolano, così come non è vero che ho fatto mai un discorso più lungo di me. Tutti credono che i polmoni non siano il mio forte ma sono le parole a non esserlo: quando ne infilo un po' una dietro l'altra in una disposizione congeniale perfino allo stomaco mi devo fermare come fosse già troppo. Quando addirittura ne dico due o tre insieme che schizzano perfezione da tutti i pori l'urgenza è una sola: abolire il pensiero a vantaggio esclusivo di una parca (pause di deconcentrazione sono indispensabili) e profonda contemplazione. Ma le divinità, a dire il vero, non 'schizzano' e dopo qualche ora o poco più quella combinazione sillabica provvisoriamente idolatrata con lenti da sole decade nel più naturale ed inesorabile dei modi.

Lunedì 7 agosto – Come un castello di carte che regge al secondo tentativo le paroline sulla bicicletta e il randagio hanno già perso l'equilibro, l'amico che aspettavi è arrivato e ha involontariamente scosso il tavolino nel richiamare la tua attenzione. Poi ti dice: "ma come? non lo sai che non si inzia una frase con il 'come'? Però non ricordo dove l'ho letto..". A me non interessa, voglio solo parlare di alcuni sciocchi sogni che faccio sotto la doccia e riuscire a non farvi pensare che si tratti di pseudo letteratura erotica acchiappa curiosi.
Un'erezione non è cosa da poco ma a servirne in pantaloncini d'argento una ogni giorno e al primissimo lieve contatto si potrebbe perdere la concezione del sesso e sottovalutarne l'importanza. Ed ecco il sogno da hollywoodiano ad umano: la tua erezione, quotidiana come una preghiera e innescata senza malizia, sempre tua e mai di nessun altro, che riesce ad avere lo stesso valore di una parola d'amore, semplice semplice, tutta dignità e nessun orgoglio. E io che non sono una donna ma una maraviglia con la a.

Martedì 8 agosto –  Quando si torna indietro il cielo è rosa e blu, il fiume inquinato riflette l'ultima luce del giorno in una lingua bellissima che noi tra i vent'anni e i trenta solo intuiamo. C'è la secca e la ghiaia in certi punti oltrepassa la metà del letto: è lì che voglio andare. Conficcarmi nel mezzo del fiume, sperimentarlo come un medicattolo poco più che alle prime armi e inventare segreti nella convinzione che assomiglino a quelli veri, a me sconosciuti. Al peggio mi accontenterò di una naiade cocainomane che mi racconti qualche favola squallida e mal costruita..
Nel frattempo però sono ancora sull'asfalto rosso, pedalo forte per sfruttare meglio la discesa prossima. La strada è come un braccio che mima le parole "accomodati", mi alzo sui pedali, corpo teso in avanti e, perfettamente felice per quarantasette secondi, faccio la polena.

L'odore di sterco ti dice che sei vicino a casa. Cerchi un punto di fuga oltre il cemento e sei presto nuovamente bipede sul balcone come per istinto. Si sente la puzza senza che se ne veda l'origine: ecco uno degli effetti collaterali dell'edilizia. Fino a cinque o sei anni fa al retro della casa faceva seguito il grano e poi, in lontananza, la cascina con gli animali, le mucche, quelle che non erano morte durante l'alluvione, altrimenti galleggianti nel mio cortile simili a gravi e surreali ninfee bianche  nere. Poi nello spazio limitato tra me, o meglio il cortile, e il campo di grano hanno costruito un palazzo e puntare il dito contro la cascina della puzza è diventato impossibile. Tra coinquilini ci si guarda nostalgici e comprensivi come a citare  "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori" o non ci si guarda nemmeno più, come l'odore non ci fosse. Diverso è con i forestieri dell'oltre ponte, quelli per salvare i quali ci siamo presi tutto il Po noi, chè non si poteva fare altrimenti.. Loro mica ce l'hanno la puzza di merda tutto intorno a casa e tu a giustificare non puoi nemmeno far quel gesto di stizza con braccio teso verso la cascina perchè loro vedrebbero solo un palazzo meno vecchio del tuo.     

Mercoledì 16 agosto –   Nulla mi sembrava per le mie orecchie, così sono rincasata. Ho perso i freni della bicicletta: si sono staccati come una mandibola che tutt'a un tratto intraprenda un suo viaggio spirituale. Nella discesa dei quarantasette secondi non ero per niente felice, al massimo avrei potuto interpretare una sembianza di polena ridotta a calamita da frigorifero. Dovrò tornare ad inventarmi quasi tutto, dovrò smetterla di nuovo di essere tanto accessibile. Amore mio, ti lascerò un biglietto.  

Andreina

Andreina Calar, eroina post avanguardistica post praticamente tutto ma prima di aver finito di scrivere, mi ha sorriso. Andreina Calar è molto più avanti di me, che son rimasta all'idolatria spiccia degli antieroi, che son rimasta che non sorrido alla gente ché se no chissà che cazzo pensa. Andreina Calar io l'ho vista e lo sapevo che lei era lei, allora le ho sorriso. E la ricompensa a questa libertà presa così, come una biscia tolta di mezzo senza incertezze o la testa tagliata al toro per modo di dire, ha colmato tutto dai denti agli occhi e non è poco.

Spesso capita che le mie illuminazioni si fondino sull'ignoranza. Ti scrivo così come siamo, belle quando si torna a casa e sconosciute sempre. Quando mi hai vista, stavo andando, e non tornando; portavo la cuffia brutta per non gelarmi le orecchie e tenerci dentro gli auricolari emmepitre che mi scappano sempre. Le scarpe eran quelle poco più grandi dei piedi ma di nascosto, ero quasi arrivata. Ti ho poi pensata tutto il giorno mentre studiavo le riforme scolastiche e la fascistizzazione, infine ti ho tolto l'ombrello e ti ho cambiato costume. Adesso sei mia senza saperlo. Adesso muori anche tu, ma al contrario: quando ti si batton le mani. Perdonami.

il baratro

Domani ho ricevuto un regalo, il fausto coniglio per ventiquattr'ore sotto il controllo degli dèi egizi s'è fatto corriere alla volta del mio quarto di secolo ed eccolo qui, il pacchetto a base rettangolare e ben solido, più lungo che largo ed alto qualche centimetro soltanto.



La carta è rosa scuro con qualche riga di nero che la percorre, c'è un fiocco d'acciaio sottile con il quale sfrondarsi le impronte e dissimulare l'amore segreto per il fausto coniglio che viene ogni anno.
La carta, adesso che la muoio, è un appello di calvizie, flagello di pelli d'ortaggi, una meraviglia di spogliarello con effetto sonoro, molto migliore del cestino di Windows quando lo svuoti e lecita quanto un'eutanasia.
Domani ho ricevuto un baratro in dono e ho sorriso come non mai.
Non era un abisso, era una spiritata caramella di nuova foggia.
Una parola tanto bella non in tutti i mondi può significare la morte e per precipizio.